
Un manuale di istruzioni
Chi scrive fa parte di quelle persone che, di solito, si mettono ad armeggiare con le cose nuove prima ancora di aprire il manuale di istruzioni. Lo ammetto: c’è un filo di presunzione e soprattutto molta impazienza in questo. (Per mesi, ad esempio, ho caricato le posate nella lavastoviglie nel modo sbagliato!).
Il punto è che non sempre è una buona idea affidarsi al senso comune e all’intuito quando si approccia qualcosa di nuovo e di complesso. (Sì, lo so, la lavastoviglie non dovrebbe esserlo).
Lo stesso vale per lo yoga. Certo, non è strettamente necessario leggere gli Yoga Sutra per mettersi su un tappetino, eppure… aiuta, eccome!
Gli Yoga Sutra infatti sono proprio questo: un manuale di istruzioni. Ma un manuale per cosa, esattamente?
Nei suoi 196 aforismi (sutra), il saggio Patanjali descrive principalmente la sādhanā, ovvero il cammino dello yoga. Nel farlo, ci lascia istruzioni dettagliate su come purificare corpo e mente e accedere a stati di coscienza superiori.
Il testo è suddiviso in quattro pada(capitoli), ciascuno dedicato a un aspetto specifico del percorso yogico.
Il primo, Samadhi Pada (La Definizione)
Patanjali inizia definendo lo yoga: “soppressione delle fluttuazioni della mente” (chitta vritti nirodhah), ovvero lo stato di contemplazione profonda.
Non è un caso che il saggio indiano inizi la sua opera quasi dalla fine: con questo capitolo, infatti, si rivolge ai praticanti già avanzati, ai quali è dedicato il significato più profondo del testo e della pratica.
Il secondo, Sadhana Pada (Il Cammino della Pratica)
Questo capitolo espone la pratica concreta dello yoga, fornendoci le istruzioni per iniziare il cammino. È qui che Patanjali descrive l’Ashtanga Yoga (gli otto anga o “arti” dello yoga), un percorso graduale e integrale basato su otto pilastri:
Yama: le restrizioni etiche universali (non-violenza, verità, non-rubare, non dispersione di energia, non accumulo).
Niyama: le osservanze personali (purezza, contentezza, disciplina, studio del sè, abbandono a dio).
Asana: la postura fisica stabile e confortevole.
Pranayama: il controllo della forza vitale o del respiro.
Pratyahara: il ritiro dei sensi dal mondo esterno.
Dharana: la concentrazione su un singolo oggetto.
Dhyana: la meditazione ininterrotta.
Samadhi: lo stato di assorbimento totale, in cui meditante e oggetto della meditazione si fondono.
Questi stadi sono interdipendenti e devono essere praticati in armonia, formando una scala che conduce alla realizzazione spirituale. Ne parliamo meglio in questo post.
Il terzo, Vibhti Pada (I Frutti della Pratica)
Questo capitolo descrive i poteri sottili (siddhi), ma anche gli ostacoli, che possono manifestarsi come risultato di una pratica avanzata.
Il quarto, Kaivalya Pada (Oltre la Pratica: la Liberazione)
Infine, questo è il pada che tratta della liberazione definitiva (kaivalya), lo stato di assoluta indipendenza e libertà spirituale, che è lo scopo ultimo del percorso yogico.
Perché leggere questo “manuale di istruzioni”?
Veniamo al dunque: perché dovremmo leggere questa “sfilza di aforismi” scritta da un mistico indiano quasi duemila anni fa?
Perché gli Yoga Sutra, mentre ci guidano lungo il cammino spirituale, fanno molto di più: ci spiegano come funziona la nostra mente e al tempo stesso ci insegnano come renderla uno strumento affilato ed efficiente.
In questo modo il “manuale” ci può aiutare in ogni momento della nostra esistenza, sia che si tratti di perfezionare la postura del cane a faccia in giù (AdhoMukha Svanasana), sia che si tratti di lavorare per il raggiungimento della liberazione spirituale.
In fondo, posso garantirvi che, dopo aver letto le istruzioni, le posate venivano fuori dalla lavastoviglie molto più brillanti!
Approfondimenti
Core of the Yoga Sutras di B.K.S Iyengar





