Ma che bel corpo astrale che hai!

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illustrazione dei tre corpi dello yoga Tri-Sharira

Quanti corpi abbiamo?

Sono in salotto, seduto davanti al computer. Il mio sthula sharira sta un po’ scomodo su questa sedia pieghevole su cui sono seduto e le mani toccano la tastiera. Nel frattempo il mio sukshma sharira sta osservando il monitor e sentendo il contatto dei tasti sotto le dita. E il mio karan sharira? Boh, così su due piedi non saprei, ma probabilmente sta facendo i conti con i miei samskara o i miei vasana.

Io, come voi che leggete, ho tre corpi con cui faccio esperienza del mondo. I Tri-Sharira sono tre prospettive attraverso cui ci conosciamo e ci trasformiamo, man mano che progrediamo nella pratica.

Yoga e Tri-Sharira

In un altro post avevo parlato dei kosha, le “guaine” che racchiudono il sé e che fanno da segnavia nel nostro percorso di liberazione.

Il concetto dei tre corpi si intreccia a quello dei kosha e ne completa la visione: entrambi ci accompagnano dal piano fisico (sthula) a quello sottile (sukshma), fino a quello causale (karan).

Sthula Sharira — il corpo grossolano

È la parte di noi che vediamo, tocchiamo e sperimentiamo attraverso i sensi.

Nasce dai cinque elementi (Pancha Mahabhutas): terra, acqua, fuoco, aria ed etere, che formano tessuti, organi e ossa.

Corrisponde all’Annamayakosha (“anna” significa cibo), il più esterno tra i kosha, ed è associato allo stato di veglia (Jagrat Avastha).

Attraverso le asana e un’alimentazione consapevole purifichiamo e rafforziamo questo corpo, la base concreta della nostra esperienza.

Sukshma Sharira — il corpo sottile o astrale

È il corpo energetico, ciò che dà vita e movimento al corpo fisico e che permette l’esperienza interiore.

Contiene 19 elementi sottili (organi d’azione, di percezione, cinque prana e le quattro facoltà mentali).

Si collega a tre kosha:

Pranamayakosha, la guaina vitale, dove scorre l’energia nei nadi e nei chakra.

Manomayakosha, la guaina mentale, sede dei pensieri e delle emozioni.

Vijnanamayakosha, la guaina della conoscenza e del discernimento.

È associato allo stato di sogno (Swapna Avastha): quando i sensi tacciono, il corpo sottile continua a esperire, creando il mondo onirico.

Karan Sharira — il corpo causale

È la forma più sottile di esistenza, la causa da cui emergono corpo sottile e corpo fisico.

Non ha parti distinte: è uno stato indifferenziato che contiene samskara (impressioni karmiche) e vasana (tendenze latenti) accumulate nel tempo.

Corrisponde all’Anandamayakosha, la guaina della beatitudine: gioia e serenità profonde, anche se ancora velate rispetto all’Atman.

È associato allo stato di sonno profondo (Sushupti Avastha), dove mente e sensi sono inattivi e si sperimenta una pace inconsapevole.

Con la meditazione (dhyana) e l’introspezione si trascende anche questo corpo, per riconoscere il Sé, pura coscienza e beatitudine.

Tornare alla causa di tutto

Per lo yoga non esiste un peccato originale, ma una missione: fare esperienza del mondo e tornare alla forza creatrice, Brahman.

Non è un cammino facile, ma è un sentiero possibile e già tracciato. E comincia ogni volta che srotoliamo il tappetino.

Approfondimenti
“Science of Yoga” di Ann Swanson
“A History of Indian Philosophy” di S. Dasgupta

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