Yoga e Buddhismo: è mai possiible?

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Stupa Buddhista e Tempio Hindu

Se dovessimo chiudere gli occhi e immaginare di trovarci in un paesaggio spirituale, dove ci immagineremmo?

Probabilmente molte persone, come il sottoscritto, si immaginerebbero in qualche remota località asiatica, magari il tibet, con un tempio, una pagoda o uno stupa all’orizzonte. Un luogo probabilmente di tradizione buddhista.

Ed è innegabile, infatti, che nel buddhismo ci sia una grande spiritualità , eppure, proprio nel buddhismo, non esiste alcuno “spirito”.

Vacuità

Uno dei concetti fondamentali professati dal buddha è infatti shunyata, ovvero la “vacuità“: la totale assenza di un’esistenza intrinseca, una sostanza permanente o un sé autonomo in tutti i fenomeni, e quindi del fondamento dell’anima e di Dio.

Per i buddhisti tutte le cose esistono in relazione ad altre (“interdipendenza” o pratītyasamutpāda) e anzi, è proprio l’attaccamento all’idea di un io o di un’esistenza intrinseca la causa fondamentale della sofferenza. 

Assoluto

Yoga, invece, per la scuola advaita, significa letteralmente “unione” (dalla radice sanscrita “yuj”) e l’unione in questione è proprio con quell’assoluto negato dal buddhismo.

Anche per la scuola dvaita (dualista), in cui purusha e prakriti, restano due entità distinte, esse sono comunque sostanze permanenti e quindi inconciliabili con il concetto di vacuità.

Un’altra differenza fondamentale tra i due sistemi è che lo yoga riconosce l’autorità dei Veda , il buddhismo no (vedi Āstika e Nāstika)

Cammini gemelli

Eppure Yoga e il Buddhismo sono come due fiumi le cui acque seguono percorsi diversi (la metafisica), ma i territori che attraversano (le pratiche e l’etica) sono strettamente intrecciati e il loro obiettivo finale è lo stesso oceano della liberazione.

Sebbene i termini e le metafisiche differiscano, infatti, sia lo Yoga che il Buddhismo pongono la meditazione e la concentrazione come vie fondamentali per la liberazione che è per entrambe uno stato di pace, libertà e trascendenza del ciclo di nascita e morte (Samsara).

Inoltre, anche le basi etiche di entrambe le discipline sono in sostanza identiche e mirano a purificare la mente e creare le giuste condizioni per la pratica.

Una sola meta

Insomma, Patanjali e il Gautama Buddha ci indicano lo stesso sentiero, alla fine del quale si trovano due diverse porte . Tramite esse però si accede alla stessa celestiale meta: la liberazione.

Approfondimenti:
The Wisdom of Yoga di Stephen Cope
Psychology of Buddhist Tantra di Rob Preece

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