
Pensateci: chi pensa ciò che è pensato?
“Cogito ergo sum” diceva Cartesio. Assimilando al pensiero la sostanza dell’essere umano. In effetti, mentre scrivo questo articolo e sento la mia voce interiore, non ho dubbi che a parlare sia io.
Ebbene, voi vi siete mai chiesti se quella voce siete veramente voi?
La mente-gadget
Se non vi siete mai interrogati sulla natura del vostro pensiero e della vostra mente, non vi preoccupate, siete in buona compagnia. In Occidente è praticamente dato per scontato che quella vocina interiore sia a tutti gli effetti ciò che siamo.
Non è la stessa cosa per gran parte delle filosofie orientali: per lo yoga e molte altre visioni del mondo quella cosa che noi chiamiamo “mente” è in realtà uno strumento a servizio dell’Io, ma non è l’Io.
Pensate alle implicazioni: tutto ciò che pensiamo e il modo stesso in cui vediamo e viviamo il mondo che ci circonda, dipende da come usiamo questo strumento e da quanto lo rendiamo affilato. Può essere una lente opaca, oppure cristallina, può essere un cavallo impazzito oppure una fedele cavalcatura. Può rimanere attaccata a immagini velenose, oppure cercare la luce.
Antahkarana: lo strumento psichico interno
Se noi non siamo la mente, allora che cosa siamo? Noi siamo pura coscienza, sat chit ananda. Anche se di questo, nella nostra vita terrena, traditi dal velo dell’illusione (maya) non abbiamo consapevolezza. Abbiamo però un ponte, una scaletta, che può permetterci di ritornare a uno stato di illuminazione e coscienza superiore: lo strumento psichico interno, antahkarana.
Questo strumento psichico media tra il nostro Sè inferiore (Coscienza Individuale) e il nostro Sè superiore (Coscienza Universale, appunto). Nella sua progressiva emanazione verso la realtà più grossolana, infatti, in uno dei primi stadi, la Coscienza Universale dà vita a 3 elementi (buddhi, ahamkara, manas) che insieme a chitta compongono lo antahkarana.
Buddhi (la mente superiore)
Buddhi è il nostro intelletto ed è l’elemento più vicino, alla Coscienza Universale. In essa risiede la nostra capacità di discernere, giudicare e comprendere la realtà, è la “mente superiore“.
Buddhi elabora le informazioni che riceve dalla mente ordinaria (manas) e dirige il processo decisionale. È la sede della saggezza, della consapevolezza e della volontà, ed è il principio che permette di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, il bene dal male, e di compiere scelte consapevoli.
Ahamkara (il senso dell’Io)
Ahamkara è là dove iniziano i problemi. Esso è infatti il nostro senso dell’Io. Rappresenta il processo mentale che crea il senso di individualità e separazione, identificando il sé come un’entità distinta dagli altri e dall’universo.
Ahamkara permette di tradurre i pensieri in decisioni e azioni, ma allo stesso tempo genera il falso sé o ego che si identifica con il corpo, la mente e le esperienze esterne, creando l’illusione di separazione dalla realtà ultima (Brahman o Atman).
Manas (la mente ordinaria)
Il funzionamento del nostro strumento interiore, dipende strettamente dalle nostre percezioni e abitudini. Per citare un altro filosofo occidentale, “Siamo ciò che mangiamo” (Feuerbach) Lo stesso vale per il nostro strumento psichico.
Manas è considerata il componente principale che riceve le informazioni dal mondo esterno attraverso i sensi e le elabora a livello cosciente.
Ma cosa succede se manas “dà in pasto” ad antahkarana percezioni o elaborazioni sbagliate?
La risposta a questa domanda è ben visibile nella sofferenza quotidiana, sia individuale che sociale: viviamo e ci aggrappiamo a false impressioni e non vediamo le cose come sono. Se manas è irrequieta, ribelle e pigra, così sarà anche la nostra esperienza del mondo.
Chitta (la coscienza)
Chitta è considerata la sostanza mentale che continuamente si modifica attraverso le impressioni (samskara) delle esperienze sensoriali e mentali. Possiamo considerla come la memoria e il subconscio.
Essa è plasmata dalle nostre esperienze sensoriali e mentali (ambiti di manas). Per questo è il luogo dove si annidano anche le fluttuazioni mentali, chiamate vritti.
“Yoga chitta vritti niroddha”
L’essenza dello yoga è proprio di domare le fluttuazioni mentali. Il percorso yogico (sadhana) è una cassetta degli attrezzi per rafforzare e aggiustare quello strumento psichico che ne è in balìa e che ci fa vivere nella percezione sbagliata di essere “un piccolo Sè.”
Certo, è un percorso lungo e difficile, che può richiedre molte vite, ma i cui benefici, possono arrivare già dai primi passi. Ad esempio, la prossima volta che siamo afflitti, turbati, delusi o arrabbiati, possiamo scegliere: siamo noi a essere arrabbiati? O lo è la nostra mente annebbiata e poco addestrata?
In ogni momento possiamo scegliere se essere una piccola ape in balìa degli eventi atmosferici, dei calabroni e dei merli, oppure se essere il grande ed efficiente alveare.
Approfondimenti
Commento agli Yoga Sutra di Patanjali, di B.K.S. Iyengar
Un Cane di Nome Mente di Swami Veda Bharati





