
“Non c’è niente di più necessario del superfluo”.
Così recitava una massima di Oscar Wilde. E noi, nella nostre società moderne, sembriamo proprio averlo preso alla lettera. Abbiamo guardaroba pronti a esplodere, case con così tanti schermi da potercisi abbronzare, decine di marche di carta igienica (?!). A questo mondo abbiamo scarpe-aspirapolvere, spazzolini smart e persino concetti astrusi come i tattva.
Anzi no. Chiedo venia, quelli non sono superflui, i tattva sono gli elementi fondamentali che costituiscono la realtà. E se pratichiamo yoga anche conoscerli potrebbe non essere superfluo.
Perchè è necessario conoscere questi elementi fondamentali della realtà?
Nel percorso Yoga e Tantra, i 36 tattva forniscono una “mappa” per la liberazione. Mentre gadget high-tech e comfort artificiali provano a rispondere alle nostre frustrazioni, vritti e klesha, i tattva sono strumenti per uscire dalla confusione e tornare all’essenza, ciò che serve davvero per vivere con consapevolezza.
Il fine ultimo dello yoga, viene visto in due modi a seconda delle scuole di pensiero.
Per il Samkhya: L’anima (il purusha) è vincolata dalla sua identificazione con le emanazioni di Praktriti (i tattva per l’appunto). La liberazione si ottiene quando il purusha impara a discriminare (viveka) sé stesso da tutti i 24 tattva manifesti della prakriti raggiungendo lo stato di puro isolamento (Kaivalya).
Per il Tantra: la liberazione per lo yoga tantrico non è solo la discriminazione, ma la riunificazione (non-dualità) di Purusha con Shiva-Shakti dissolvendo i tattva inferiori e superiori nella Coscienza Assoluta.
In entrambi i casi, la pratica altro non è che un percorso a ritroso, per ritornare al momento in cui i principi primordiali purusha e prakriti si sono incontrati e hanno generato la realtà in cui siamo immersi.
Ma insomma, che cosa sono questi tattva?
Lo del sam yoga del samkhya conta 25 tattva, condivisi anche da quello tanttico, che però ne aggiunge ulteriori 11.
Per primi troviamo i già menzionati, dal cui incontro si
- 1. Purusha (Coscienza)
- 2. Prakriti (Natura originaria)
Le successive emanazioni a manifestarsi sono quelle relative allo “strumento psichico” (ne parliamo più in dettaglio qui)
- 3. Buddhi (Intelletto)
- 4. Ahamkāra (Senso dell’Io)
- 5. Manas (La mente)
Successivamente la realtà da vità ai Cinque Tanmātra (Elementi sottili):
6. Suono (Śabda)
7. Tatto (Sparśa)
8. Forma (Rūpa)
9. Gusto (Rasa)
10. Odore (Gandha)
Nel suo processo di materializzazione l’assoluto da poi vita ai Cinque Mahābhūta (Elementi grossolani)
11. Etere (Akasha)
12. Aria (Vāyu)
13. Fuoco (Tejas o Agni)
14. Acqua (Apas)
15. Terra (Pṛthivī)
e poi ai Cinque Organi di senso (Jnanaendryia):
16. Udito
17. Tatto
18. Vista
19,.Gusto
20. Olfatto
Più grossolani ancora, nell’atto di emanazione, sono i Cinque organi d’azione (Karmendriya ):
21. Parola
22. Mani
23. Piedi
24. Organi d’escrezione
25. Organi di riproduzione
Lo yoga tantrico (come quello dello shivaismo kashmiro) aggiunge a questo processo di manifestazione dei livelli più sottili, addirittura precursori di purusha e prakriti. Sono principi spirituali, che fanno riferimento agli stadi della manifestazione divina stessa. Essi sono
Shiva
Shakti
Sadashiva (Iccha tattva)
Isvara (Jnana tattva)
Sadvidya (Shuddhavidya o Kriya tattva)
Maya (illusione cosmica)
Kala (limitazione dell’azione)
Avidya (limitazione della conoscenza)
Raga (limitazione del desiderio)
Niyati (restrizione/spazio)
Kaala (limitazione temporale)
Quanto è necessario tutto questo?
Veniamo al dunque: abbiamo bisogno del superfluo perchè viviamo in un’illusione e questa illusione provoca in noi sofferenza. I desideri che agitano le nostre menti e che proviamo a soddisfare con carte igieniche alla lavanda e spazzolini smart, non sono altro che un frutto di questa errata concezione. Qualcuno, nei tempi vedici, ha avuto la premura di decostruire questa illusione per noi.
Quello dei tattva, soprattutto per chi pratica yoga, per quanto complesso, non è quindi concetto superfluo. ma è”mappa essenziale” per la navigazione interiore. Se la società moderna ci spinge ad aggiungere costantemente, accumulando oggetti e identificazioni, la saggezza del samkhya e del tantra ci insegna a sottrarre. Il viaggio di risalita dalla prakriti (Terra) a Shiva (Coscienza) è l’arte di discernere ciò che è immutabile, il Purusha, da ciò che è mutevole, e di riconoscere la nostra intera esperienza come una manifestazione del Divino. In questo sta la vera liberazione: riconoscere che, per essere pienamente noi stessi, non abbiamo bisogno di nulla al di fuori della nostra Coscienza.
Approfondimenti
La dottrina della vibrazione di Mark S.G. Dyczkowski
Samkhya Karika di Isvarakrsna, commentato da Gaudapada





