
Complicato come bere un bicchiere d’acqua
Ogni volta che beviamo un bicchiere d’acqua, forse il gesto più banale del mondo, siamo in realtà davanti a tre scelte.
La prima è distrarci, lasciare che la nostra mente vaghi verso altri luoghi, altri tempi e altri gesti.
La seconda è analizzare la nostra mente e come reagisce a questo semplice gesto. Affinare il nostro intelletto finchè non arriva a discernere ogni minima increspatura della mente. Quando avremo prosciugato il bicchiere, ci saremo forse resi conto che la nostra mente si identifica con i sensi e di conseguenza con i loro oggetti.
La terza scelta è assaporare il bicchiere d’acqua con tutta la concentrazione possibile. Immergerci nell’esperienza dei sensi e della realtà, fino a diventare tutt’uno con essa. Dopo l’ultimo sorso, avremo forse fatto esperienza del divino, della coscienza che permea tutte le cose.
Con la prima scelta avremo percorso la via del samsara. Con la seconda quella dell’ashtanga yoga. Con la terza quella dello yoga tantrico.
La via dell’espansione
Il termine “tantra” deriva dalla radice tan, “tessere” o “espandere”. Si tratta infatti di una via che mira a espandere la coscienza fino a comprendere la totalità dell’esistenza.
A differenza delle tradizioni ascetiche classiche, che tendevano a separare il sacro dal profano, per il tantrismo il divino permea ogni cosa. Il corpo, la materia e le emozioni non sono ostacoli, ma strumenti di risveglio. Tutto ciò che esiste è espressione dell’energia divina (shakti), la potenza creatrice di Shiva. Per questo, anche il gesto più banale, può essere l’occasione di farne esperienza.
Un bicchiere d’acqua… frizzante
E se scoprissimo che l’assoluto di cui facciamo esperienza, non è poi così assoluto? O meglio, che non è così immutabile e granitico?
La dottrina dello Spanda, una scuolta tantrica dello scivaismo kashmiro, ipotizza infatti che quando facciamo esperienza dell’assoluto scopriamo che in realtà è una vibrazione.
Tutto è divina coscienza, ma è una divina coscienza che continuamente si manfiesta e poi ritorna in sè stessa.
Mentre nel tantra di altre scuole, si ricorre a lunghe pratiche per fare esperienza della coscienza che permea tutte le cose, nello Spanda si punta al Riconoscimento (Pratyabhijna): l’illuminazione è rendersi conto, istantaneamente, che la coscienza stessa è energia che vibra.
E il sesso tantrico allora?
Possiamo raggiungere l’illuminazione immediata in ogni gesto quotidiano. Sia esso il già menzionato bicchiere d’acqua, un bellissimo tramonto o un atto amoroso. Se assaporiamo questi gesti tanto da raggiungere un estremo piacere (ma può essere anche un estremo dolore o una forte paura), possiamo riuscire a interrompere l’attività mentale discorsiva (Vikalpa). In quell’istante di rottura, si apre uno squarcio nel velo che offusca la realtà delle cose: è l’esperienza diretta della Coscienza, la Spanda.
Per questo il sesso tantrico, attraverso respirazione e tecniche specifiche, mira a prolungare il piacere, in modo che possa diventare un’occasione di estasi tale da mostrarci la natura divina del tutto.
Il piacere dell’illuminazione quotidiana
Il tantra insomma, non solo ci vede come parte del divino, ma riconosce anche che è possibile diventare spettatori di questo spettacolo. Assaporando un ottimo cibo, l’unione con una persona che amiamo o un panorama mozzafiato. Insomma, per raggiungere l’illuminazione, basta sapersi godere davvero la vita.
Approfondimenti
La dottrina della vibrazione di Mark S.G. Dyczkowski
Luce dei tantra di Abhinavagupta





