
Tappetini tamasici
Presi da impegni più pressanti e tran tran, molte volte finiamo per metterci sui nostri tappetini solo a fine giornata, stanchi e con la mente offuscata da tutto ciò che ci portiamo dietro.
Se siamo particolarmente fortunati magari è pure inverno, siamo infreddoliti e vorremmo soltanto fare shavasana sotto una bella coperta.
Per quanto amiamo lo yoga e la pratica, succcede. La mente cede all’inerzia (tamas) e non ne vuole sapere.
Per fortuna i rishi, che avevano una conoscenza superama della mente e dell’animo umani, ci hanno lasciato molti metodi per affrontare questa inerzia.
Uno tra questi è il respiro Ujjayi, o Ujjayi pranayama.
Il respiro vittorioso
Il termine sanscrito ujjayi deriva dalla radice ud- / ut- (“alzarsi”, “sollevarsi”, “espandersi verso l’alto”) + ji (“vincere”, “conquistare”) e viene tradotto con
“colui che si eleva”, “che conquista”, “che espande”, spesso reso come “respiro vittorioso” o “respiro che solleva”.
Questa tecnica infatti dissipa il torpore, migliora la vascolarizzazione, fa fluire il calore dalle periferie verso il centro e conduce il sistema nervoso da “oggi non ce la faccio” a “ok, ci sono, qui e ora”.
La tecnica
Accedere a questo tesoro sempre a nostra disposizione è molto semplice. Dopo aver inspirato profondamente.
Si espira come se si volesse “appannare un vetro”, ma con la bocca chiusa. La gola si restringe leggermente. Quasi come quando si sta per russare.
L’aria che passando attraverso la glottide leggermente contratta, provocherà un suono simile a quello del mare, o per dirlo in modo meno poetico, simile al respiro di Dart Veder.
Alla successiva inspirazione si mantiene la stessa costrizione.
Si continua poi a espirare e inspirare in modo continuo e fluido per alcuni minuti senza forzare.
Spesso questo respiro accompagna anche l’esecuzione delle asana, soprattutto durante i saluti al sole. È un metronomo interno; la sua cadenza lenta e sonora aiuta a sincronizzare ogni movimento con un’inspirazione o un’espirazione, mantenendoti sempre presente.
Perché funziona davvero
In pochi cicli il respiro si fa più caldo e più profondo. La microcircolazione si attiva, il torpore scivola via e l’intelligenza della mente torna disponibile. Non è magia, ma fisiologia.
1. Aumento della pressione intratoracica controllata
La leggera costrizione della glottide rallenta il flusso d’aria. Questo crea micro-variazioni di pressione nel torace che favoriscono la spinta meccanica sul sistema vascolare, migliorando la circolazione locale.
2. Migliore ossigenazione e quindi tessuti più attivi
Respirare più lentamente e più profondamente aumenta la saturazione di ossigeno e l’efficienza degli scambi gassosi. Maggiore ossigeno signicia tessuti meglio nutriti e meglio irrorati.
3. Attivazione parasimpatica e quindi lieve vasodilatazione
Il ritmo lento (come quello del mar!) e il suono regolare dell’Ujjayi calmano il sistema nervoso autonomo. Questo tende a ridurre la vasocostrizione da stress e favorire una vasodilatazione moderata, soprattutto a livello periferico.
Provare per credere
“E io che mi riempivo di vitamine! Può davvero essere così facile scacciare l’inerzia e ritrovare la concentrazione?”
Uno degli insegnamenti di Gautama Buddha (Kalama Sutta) era quello di non credere ciecamente a ciò che diceva lui o la tradizione, ma di fare esperienza diretta delle cose.
Se non lo avete mai provato e avete ancora dubbi, la prossima volta che salite sul tappetino con la sensazione di tamas, prendete qualche minuto solo per praticare Ujjayi prima di iniziare le asana o durante i saluti al sole.
E scoprite se affronterete la pratica… vittoriosə!
Nota sulle Controindicazioni
Come l’intera pratica dello yoga, anche l’Ujjayi Pranayama deve essere affrontato con consapevolezza. Evitatelo o procedete con estrema cautela se:
Avete la febbre o infiammatori (es. mal di gola acuto).
Tendete a iperventilare o avvertite vertigini durante la pratica.
Se soffrite di attacchi di panico o ansia, provate prima a calmare il respiro. Il pranayama dà forza a ciò che abbiamo dentro: se siamo angosciati, l’ansia potrebbe aumentare.
Approfondimenti
Teoria e pratica del pranayama di B.K.S. Iyengar




